Legislatura: 17Seduta di annuncio: 596 del 23/03/2016
Primo firmatario: CANCELLERI AZZURRA PIA MARIA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 23/03/2016
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma SORIAL GIRGIS GIORGIO MOVIMENTO 5 STELLE 05/04/2016 DE LORENZIS DIEGO MOVIMENTO 5 STELLE 08/04/2016
Ministero destinatario:
- MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
- MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
- MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
- MINISTERO DELL'INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI delegato in data 23/03/2016
APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL 05/04/2016
APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL 08/04/2016
SOLLECITO IL 29/04/2016
CANCELLERI, SORIAL, DE LORENZIS. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
si è appreso dagli organi dagli organi di stampa dell'operazione Damanera2 in merito a vicende corruttive gravi nell'ANAS, operata dalla Guardia di finanza, culminata con gli arresti dell'11 marzo 2016, il quotidiano online Meridionews scriveva «Un marciume diffuso all'interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti. A scriverlo è il gip del Tribunale di Roma, che oggi ha firmato le nuove ordinanze di custodia cautelare nell'ambito del secondo capitolo dell'inchiesta Dama Nera, l'indagine su appalti sospetti e mazzette che riguarda Anas e imprenditori. Anche stavolta, tra i nomi delle 19 persone – in tutto sono 36 gli indagati – per le quali la Procura di Roma ha disposto le misure restrittive, ci sono gli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice, vertici del colosso dell'edilizia catanese Tecnis che di recente è stato sequestrato su impulso della direzione investigativa antimafia. Le accuse vanno dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti, passando per l'autoriciclaggio e favoreggiamento personale. Secondo gli inquirenti, i vertici Anas avrebbero facilitato l'aggiudicazione di gare d'appalto a specifiche imprese, nei confronti delle quali si sarebbero mossi anche per sbloccare contenziosi, disapplicare penali e assicurare indebiti indennizzi in relazione a procedure di esproprio. L'operato dei funzionari pubblici per anni si sarebbe concretizzato in un «mercimonio», dove in cambio dei servizi illeciti prestati i dirigenti avrebbero ottenuto vantaggi e utilità (...) Gli imprenditori beneficiari del sistema corruttivo avrebbero pagato circa 800mila euro, cifra sequestrata dalle fiamme gialle. A finire al centro dell'attenzione della magistratura diversi appalti: dall'itinerario basentano – compreso il raccordo autostradale Sicignano-Potenza – ai lavori sulla statale 117 Centrale Sicula. In quest'ultimo caso, gli interventi aggiudicati nel 2014 furono cofinanziati dalla Regione Sicilia. Le altre gare condizionate sarebbero quelle per i lavori alla ss96 Barese e alla ss268 del Vesuvio, ma anche quella per la realizzazione, nel 2011, della nuova sede Anas a Campobasso. L'operazione ha portato anche all'arresto di un avvocato romano, responsabile, secondo gli inquirenti, di essere stato «intermediario, per conto di un'azienda romana» del pagamento di una tangente da 10mila euro ad Antonella Accroglianò, la dirigente le cui ammissioni hanno dato il la alla prima inchiesta Dama Nera»;
a proposito delle indagini su Damanera2 la Voce delle Voci ha scritto il 12 marzo 2016: «Eccoci ora a due sigle che fanno capolino tra le carte investigative. E che ci conducano ad altri politici di riferimento (anche se non inquisiti). Si tratta di due candide «fondazioni onlus», di prassi costituite per fini umanitari e solidaristici, stavolta messe in vita per raggiungere scopi un po’ più prosaici. Di pretto sapore Onu la prima, nientemeno che «Fondazione della libertà per il bene comune», sicuramente nel Pantheon le icone di Gandhi e papa Francesco, che forse non avrebbero condiviso la scelta della sede nell'elegantissima location di Fontanella Borghese, a un passo da maison Fendi: alla guida Altero Matteoli, ex ministro dell'Ambiente e delle Infrastrutture, ex duro di An poi berlusconiano convinto, inquisito dalla procura di Venezia per lo scandalo del Mose. Al suo fianco il neo indagato nella seconda tranche dell'inchiesta Anas, il deputato toscano Marco Martinelli, che disegna lo stesso tragitto politico del «capo»: da colonnello di An a forzista doc. Membro della commissione lavori pubblici alla Camera, Martinelli è il vice presidente della Fondazione che si batte per libertà e beni comuni (sic). Siamo solo all'inizio, perché l'organigramma della Fondazione-onlus è ancora tutto da scoprire: del team, infatti, fanno parte Roberto Serrentino, per molti anni componente del collegio sindacale dell'Anas ed Erasmo Cinque, grande amico di Matteoli, costruttore, coinvolto nell'inchiesta sul Mose. Ma, soprattutto, Giovan Battista Papello: un nome, una storia da raccontare. Faccendiere a tutto campo, Papello, il cui nome fa capolino diverse volte nelle inchieste dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris (oggi sindaco di Napoli e con ottime chance per una riconferma alle amministrative di giugno), impegnato allora a ricostruire le trame d'affari — spesso e volentieri all'ombra delle logge massoniche — in Calabria. Commissario straordinario per l'emergenza idrica e ambientale in quella regione, Papello ha fatto parte del cda di Anas, per diventarne poi consulente. Una vocazione, la sua, quella di viaggi & trasporti: in gita verso la Svizzera, venne fermato con una borsa carica di banconote, la bellezza di due milioni di euro. (...) Passiamo alla seconda società che compare tra le carte degli inquirenti impegnati nella «Dama Nera connection». Evocativo il suo nome, «Formiche». E come laboriose formichine, infatti, si rimboccavano le maniche i suoi animatori. Al timone Alberto Brandani, alias ’O professore, altro nome altra storia. Un buon tratto della sua carriera, guarda caso, viene percorso sotto il protettivo ombrello del Monte dei Paschi di Siena, crocevia di tanti affari e troppi misteri (tre anni fa veniva «suicidato» il capo delle piene David Rossi, un anno dopo l'archiviazione, da qualche mese la riapertura del giallo). Poi passa all'Anas, Brandani, e il suo tragitto comincia con la presidenza di Vincenzo Pozzi, nominato nel 2002 dal ministro-progettista Pietro Lunardi, berlusconiano doc: Brandani fa il suo ingresso nel consiglio d'amministrazione. Ma è con Ciucci che fa il salto, quando passa a capeggiare la strategica area della «Sorveglianza» di tutti i lavori Anas (...). Elisabetta Parise. Ed eccoci alla seconda «Dama» più o meno nera della story. Arrestata l'11 marzo scorso dai finanzieri del Gico e del nucleo tributario, responsabile delle «risorse umane» in casa Anas, la Parise è accusata di alcuni episodi di corruzione, agevolati, stando alle imputazioni, «dalle relazioni da lei vantate con il mondo della politica». In particolare, avrebbe agevolato i rapporti tra Dama Accroglianò e alcuni politici, tra cui proprio Martinelli. Tornando alla Fondazione numero 2, Formiche, la Parise figura nell'organigramma in qualità di «responsabile del settore giovani». Ai quali fornire, dunque, una preparazione a base di mazzette e raccomandazioni risolvitutto e di corsie preferenziali stile Anas»;
il Fatto quotidiano dell'11 marzo 2016 rendeva noto che, secondo gli inquirenti le trattative per una parte delle «mazzette» Anas di cui alla indagine «Damanera» si tenevano all'interno degli uffici romani della Fondazione della Libertà per i Beni comuni;
d'altronde, l'Espresso, 2015 con Turano il 15 dicembre 2015 così sosteneva: «Nell'elenco della Tributaria figurano ’nove società, tutte sottoposte a perquisizione: Tecnis-Cogip, De Sanctis, Vidoni, Ricciardello, Vittadello, Aleandri, Lauro, Società italiana costruttori stradali e Sac. Il gruppo Tecnis-Cogip degli imprenditori catanesi Concetto Bosco Lo Giudice e Francesco Domenico Costanzo, entrambi arrestati insieme ad Accroglianò, rappresenta l'esempio ideale per mostrare il potere della dirigenza di medio livello ma pone interrogativi anche sul vertice aziendale. Ascesa e caduta di Tecnis. Il 2013 è un anno d'oro per Tecnis-Cogip, impresa emergente nel panorama delle opere pubbliche con appalti assegnati dall'Anas per centinaia di milioni di euro, incluso il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, smottato un anno fa pochi giorni dopo l'inaugurazione. Nel marzo 2013 Bosco e Costanzo, attraverso il loro consorzio Uniter, ottengono un premio di accelerazione da 26 milioni di euro per un piccolo lotto da 11 chilometri fra Calabria e Basilicata sul tracciato della Salerno-Reggio Calabria, l'autostrada che Ciucci ha promesso urbi et orbi di terminare appunto entro il 2013. Quattro mesi dopo, a luglio, arriva un altro successo. Tecnis vince l'appalto per la variante di Morbegno, un lavoro da 145 milioni di euro assegnato in via definitiva alla fine del 2013, con la progettazione del potente Antonio Bevilacqua di Italconsult e grazie all'appoggio di Ugo Dibennardo, dirigente del compartimento siciliano dell'Anas in Sicilia per cinque anni, direttore centrale progettazione con Ciucci. Ma la Tecnis è in difficoltà finanziarie. Si tiene l'appalto per un anno. In questo periodo iscrive riserve che accrescono il costo dell'opera e poi, nell'impossibilità di realizzarla, la cede per 15 milioni di euro alla Cossi, storica impresa valtellinese acquisita dal colosso Condotte nel 2008. All'inizio di novembre, durante un interrogatorio nel carcere romano di Rebibbia, la Dama nera ha confermato le relazioni privilegiate delle società catanesi con il democrat calabrese Luigi Meduri, ex sottosegretario alle infrastrutture messo agli arresti nell'inchiesta Dama nera. Ma non era il solo Meduri a garantire buone relazioni e lavoro lobbistico fra imprenditori privati e manager pubblici. Il tandem Bosco-Costanzo, secondo Accroglianò, aveva «relazioni importanti in Anas, con i vertici». Quando i giudici hanno chiesto chiarimenti, la Dama Nera è stata esplicita. «Il punto di riferimento di Meduri all'Anas era Ciucci. Non ero io. Meduri incontrava Ciucci, non so dire con che frequenza»;
a parere degli interroganti il sistema che emerge dalle indagini e dai passi riportati al riguardo, dagli organi di stampa citati è particolarmente subdolo e impressionante; già il sistema Anas era stato squassato dalle inchieste su Tangentopoli degli anni 90 e l'azienda Anas che ne era uscita dalle ceneri, era tutt'altro che esente da vicende corruttive; anzi si è insediata una struttura di comando che contava su un dirigente come la Accroglianò, la dama Nera, sul capo delle risorse umane; la garanzia della libera concorrenza e del mercato negli appalti ANAS sembrava essere una chimera, al più un richiamo utile come slogan. I convegni: il caso della Tecnis, che vinceva molti appalti «truccati» è emblematico, in quanto senza l'artificio dei trucchi ad avviso dell'interrogante difficilmente avrebbe potuto «reggere» nel campo degli appalti, giacché malgrado gli aiuti corruttivi era pure in una situazione di difficoltà finanziarie;
a parere degli interroganti è pure particolarmente inquietante l'intreccio, emerso dalle indagini della Guardia di finanza, tra determinati gruppi politici nazionali e locali con alcune fondazioni, che delinea anomalie; in particolare, emerge il ruolo della Fondazione della libertà per il bene comune il cui Presidente, Matteoli, già più volte Ministro, è indagato per le vicende Mose e Damanera, il cui vicepresidente, Martinelli, è indagato per Damanera, il cui socio fondatore Erasmo Cinque è indagato per la vicenda Mose ed è più volte presente in vari passi delle intercettazioni di molti imputati di cui al processo Mafiacapitale/Mondodimezzo –:
se il Governo non ritenga opportuna una dettagliata attività di audit sulla macrostruttura dell'Anas per correggere eventuali punti critici che possano rimettere in piedi la rete corruttiva, rigenerando così i meccanismi che inibiscono la libera concorrenza tra imprese;
se non ritenga opportuno assumere iniziative per riformare i sistemi di controllo sull'Anas;
se non ritenga opportuno assumere iniziative per riformare il sistema delle fondazioni in considerazione delle relazioni pericolose che possono intercorrere tra politica, finanziamenti e attività di lobbying e in ogni caso promuovere, nell'esercizio dei poteri di vigilanza di cui all'articolo 25 del codice civile, un'ispezione, per il tramite della competente prefettura, per verificare il rispetto del principio di legalità nella Fondazione della Libertà per i beni comuni. (5-08233)
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):sicurezza stradale
concorrenza
gruppo politico