Legislatura: 17Seduta di annuncio: 489 del 24/09/2015
Primo firmatario: CHIMIENTI SILVIA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 24/09/2015
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma COMINARDI CLAUDIO MOVIMENTO 5 STELLE 24/09/2015 TRIPIEDI DAVIDE MOVIMENTO 5 STELLE 24/09/2015 DALL'OSSO MATTEO MOVIMENTO 5 STELLE 24/09/2015 LOMBARDI ROBERTA MOVIMENTO 5 STELLE 24/09/2015 CIPRINI TIZIANA MOVIMENTO 5 STELLE 24/09/2015
Commissione: XII COMMISSIONE (AFFARI SOCIALI)
Ministero destinatario:
- PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
- MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega Delegato a rispondere Data delega PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 24/09/2015 PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 24/09/2015 Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI delegato in data 05/10/2015
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 24/09/2015
MODIFICATO PER MINISTRO DELEGATO IL 05/10/2015
CHIMIENTI, COMINARDI, TRIPIEDI, DALL'OSSO, LOMBARDI e CIPRINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
a Roma il 15 settembre 2015 è stato presentato dalla Caritas Italiana il Rapporto 2015 «Le politiche contro la povertà in Italia – Dopo la crisi costruire il Welfare»;
secondo il suddetto rapporto (pagina 17) negli ultimi sette anni il numero delle persone in povertà assoluta in Italia è più che raddoppiato, passando dagli 1,8 milioni del 2007 ai 4,1 milioni del 2014;
viene definita povertà assoluta la condizione in cui vivono persone e famiglie che non riescono ad accedere a beni fondamentali per condurre una vita dignitosa: alimentazione, abitazione, istruzione, svago. Il metro più diffuso per calcolarla è un paniere stabilito dall'Istat e rivisto ogni 10 anni;
l'Istat configura la povertà assoluta come l'impossibilità di accedere «all'insieme di beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali, per una determinata famiglia, per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile»;
come evidenzia il suddetto rapporto, la crisi economica e le politiche con cui è stata gestita hanno in parte modificato le caratteristiche della povertà in Italia, stabili da più di quarant'anni. Se a trovarsi in povertà erano storicamente soprattutto nuclei familiari residenti nel Meridione, composti da genitori disoccupati e almeno tre figli o da anziani, con la crisi la povertà si amplia e colpisce in maniera più significativa anche nel Nord Italia, soprattutto nuclei familiari giovani, con almeno due figli e in cui un genitore lavora;
il rapporto Caritas afferma convintamente a pagina 17 che «la responsabilità dello Stato centrale rispetto alla tutela dei diritti dei poveri si sarebbe potuta esercitare, e non si è finora esercitata, attraverso l'introduzione di una misura universale contro la povertà. Questa assenza, all'origine anche dei problemi di frammentazione e parzialità delle misure esistenti, sarebbe più che mai da colmare e il tema sembra solo ora guadagnare attenzione nel dibattito pubblico, grazie a diverse iniziative di movimenti, associazioni e partiti politici»;
oltre alla mancanza di una misura universale di sostegno economico contro la povertà, il rapporto sottolinea come dall'inizio della crisi i fondi nazionali per le politiche sociali siano stati più che dimezzati, passando dai 3.169 milioni di euro del 2008 ai 1.233,70 milioni di euro del 2015, mentre nella legge di stabilità del 2014 si è provveduto alla cancellazione del fondo per l'acquisto dei beni alimentari per i più bisognosi (Fead);
il Governo nazionale risulta inoltre responsabile «di una mancata incentivazione di forme di mercato privato del welfare» (pagina 19 del citato rapporto);
il rapporto Caritas analizza poi nel dettaglio gli interventi di politica sociale messi in campo dal Governo Renzi nel suo primo anno e mezzo di attività, sottolineando come «il consolidamento degli stanziamenti sul sociale fissati nella legge di stabilità 2015 che prevedono, rispetto allo scorso anno, la stabilizzazione di alcuni fondi (in modo particolare il Fondo per le politiche sociali, il Fondo per la non autosufficienza e il rifinanziamento della carta acquisti ordinaria), nonché l'introduzione di alcune nuove misure (assegno nuovi nati e assegno per le famiglie numerose) confermano l'orientamento categoriale e disorganico che ha da sempre caratterizzato le scelte di politica sociale nel nostro paese: strumenti singoli che intervengono su target di beneficiari definiti, non sono specificamente progettati per il target della povertà assoluta e che non si inseriscono in un quadro coerente di interventi complessivi su quest'ultima»;
a pagina 27 del citato rapporto, la Caritas afferma inequivocabilmente che «con più di 4 milioni di persone in povertà assoluta, non è più rinviabile l'adozione di una misura nazionale contro la povertà, che avrebbe dovuto essere assunta già tempo fa»;
a causa delle scarse politiche di welfare pubblico, la povertà assoluta, che in passato interessava soprattutto anziani, disoccupati e famiglie numerose, si sta estendo anche a giovani e occupati, deteriorando sempre più le condizioni di vita dei nuovi poveri;
il succitato rapporto evidenzia come l'attuale sistema di interventi pubblici risulti infatti essere del tutto inadeguato per volume di risorse economiche dedicate con una distribuzione della spesa pubblica decisamente sfavorevole ai poveri: al 10 per cento della popolazione con minore reddito è destinato il 3 per cento della spesa sociale complessiva e il 7 per cento della spesa per protezione sociale non pensionistica; inoltre, l'Italia ha una percentuale di stanziamenti dedicati alla lotta alla povertà che risulta essere inferiore alla media dei paesi dell'area-euro: solo lo 0,1 per cento del prodotto interno lordo rispetto allo 0,5 per cento che rappresenta la media dei paesi dell'Eurozona, pari ad una spesa inferiore a quella della media dell'Unione europea in misura dell'80 per cento;
il rapporto definisce poi insufficienti (pagine 37-44) gli interventi a supporto al reddito delle famiglie introdotti dal Governo Renzi, come ad esempio il bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti, il bonus bebé per famiglie con figli entro i tre anni, il bonus per le famiglie numerose e l'Asdi (l'assegno di disoccupazione destinato a coloro che, dopo aver fruito della «Naspi» per la sua intera durata, entro il 31 dicembre 2015, risultino ancora privi di occupazione e si trovino in una condizione economica di bisogno); solo il 5,5 per cento dei nuclei in povertà assoluta è uscito dalla povertà per effetto di queste misure, mentre solamente il 5,7 per cento della popolazione ha potuto constatare un lieve incremento del proprio reddito, visto e considerato che solo il 22 per cento dei nuclei in povertà ha potuto ottenere una delle tre misure varate dal Governo;
anche l'annunciato pacchetto di riduzione delle imposte avrà secondo il rapporto Caritas (pagine 49 e seguenti) un'utilità quasi nulla per le fasce di popolazione meno abbiente, dal momento che «solo il 35 per cento delle famiglie in povertà assoluta paga la Tasi, mentre la rimodulazione degli scaloni Irpef prevista per il 2018 avrà scarsi effetti per la maggioranza delle famiglie povere, dal momento che analizzando la percentuale di famiglie che pagano un'Irpef positiva, quella per le quali è zero, e quella delle famiglie che ricevono un credito di imposta dopo l'introduzione del bonus degli 80 euro al mese, si evidenzia come nel primo 5 per cento delle famiglie, tutte di fatto in povertà assoluta, pochissime paghino l'Irpef, ed anche nel secondo ventile solo il 20 per cento circa risulti contribuente netto»;
il rapporto Caritas nota in particolare (pagina 98) la funzione di «catalizzazione dell'attenzione e di stimolo alla competizione politico-elettorale rispetto alla maggioranza di governo da parte del MoVimento 5 Stelle, che ha collocato il reddito minimo tra le sue priorità. Per il tipico effetto di «trascinamento» da parte di forze politiche all'opposizione rispetto ai partiti di maggioranza, la salienza nel dibattito politico e nel mercato elettorale delle misure contro la povertà è aumentata sensibilmente, con una dinamica di fatto impensabile fino a qualche anno fa» –:
quali urgenti iniziative intenda adottare il Governo, e secondo quali tempistiche, per contrastare efficacemente l'indigenza con azioni che vadano nella direzione dell'istituzione di una misura universale di sostegno economico contro la povertà come il reddito minimo, auspicata più volte dal rapporto Caritas di cui in premessa. (5-06469)
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):zona euro
poverta'
politica sociale