Legislatura: 17Seduta di annuncio: 486 del 21/09/2015
Primo firmatario: CIMBRO ELEONORA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 21/09/2015
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma BENAMATI GIANLUCA PARTITO DEMOCRATICO 21/09/2015 FARINA GIANNI PARTITO DEMOCRATICO 21/09/2015 LATRONICO COSIMO FORZA ITALIA - IL POPOLO DELLA LIBERTA' - BERLUSCONI PRESIDENTE 21/09/2015 LOCATELLI PIA ELDA MISTO-PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI) - LIBERALI PER L'ITALIA (PLI) 21/09/2015 PRINA FRANCESCO PARTITO DEMOCRATICO 21/09/2015 ROSTELLATO GESSICA PARTITO DEMOCRATICO 21/09/2015
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
Ministero destinatario:
- MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
- MINISTERO DELL'INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 21/09/2015
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 21/09/2015
CIMBRO, BENAMATI, GIANNI FARINA, LATRONICO, LOCATELLI, PRINA e ROSTELLATO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
forte è stato il clamore mediatico sul caso di Martina Levato, condannata in primo grado a quattordici anni di reclusione per lesioni gravissime presso il carcere San Vittore, e da poco diventata madre, a seguito della gravidanza passata interamente – compreso l'ultimo mese di gestazione, il luglio appena trascorso, quando le temperature hanno toccato i quaranta gradi – in una cella standard e multipla della stessa casa di reclusione;
il dibattito pubblico è andato intensificandosi a seguito della preclusione, ordinata dal tribunale dei minori milanese, della possibilità per la donna di tenere con sé il figlio neonato, Achille, partorito il 15 agosto 2015 con parto cesareo nella clinica Mangiagalli del capoluogo lombardo;
con un provvedimento urgente, immediatamente esecutivo, reso dalla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Milano, il neonato è stato allontanato dalla madre immediatamente dopo il parto; provvedimento assunto prima della nascita del bambino e mai notificato né all'interessata né ai suoi difensori. Il padre della donna, Vincenzo Levato, raccontando quei momenti, ha dichiarato: «È stata una barbarie vedere quel bambino portato via dalla madre. Nessuno poteva toccarlo, quasi fosse un appestato. Separare un bimbo dalla madre provoca un dolore mostruoso. Una guardia giurata donna, una di quelle che presidiavano la stanza, ci ha visto e si è messa a piangere»;
il 18 agosto, il tribunale ha nominato un tutore provvisorio (comune di Milano) al minore; autorizzato la madre ad effettuare una visita giornaliera al neonato, di durata contenuta con esclusione dell'allattamento diretto; e aperto la procedura di adottabilità;
il 20 agosto i legali di Martina Levato hanno depositato un'istanza, tuttora inevasa, per chiedere che la donna possa essere ospitata con il neonato all'ICAM, istituto a custodia attenuata per madri detenute con figli, o nella comunità Exodus di don Mazzi; o affinché il piccolo venga affidato ai nonni. I giudici, al momento, hanno collocato il bambino in una comunità a carattere familiare, e hanno dato tempo fino al 30 settembre ai servizi sociali per espletare un'indagine sociale sul nucleo familiare: vanificando così la precedente decisione, in seno al procedimento di riesame, del giudice per le indagini preliminari di Milano Claudio Castelli; il quale, accogliendo il parere favorevole del pubblico ministero Marcello Musso, aveva disposto che la giovane, dopo la nascita del piccolo, fosse trasferita con il bambino all'ICAM;
come osservato dal giudice Annamaria Fiorillo, responsabile della decisione del 15 agosto, «se il bambino fosse nato un giorno prima o due giorni dopo, tutto sarebbe stato meno gravoso, perché i giudici avrebbero potuto esaminare la situazione in modo tempestivo» e ad occuparsene, inoltre, sarebbe stato il pubblico ministero dei minori già titolare del fascicolo, e non invece quello di turno; il quale ha dovuto adottare «provvedimenti urgenti e di prassi» affinché i giudici dei minori possano «prendere le loro decisioni nell'assenza di condizionamenti derivanti da aspettative» da parte delle persone coinvolte. Il suo intervento è servito per «cristallizzare» la situazione;
la vicenda è notissima; nondimeno, si ritiene doveroso sottolinearne gli aspetti più gravi, riportando l'attenzione sulla questione principale, spesso dimenticata nell'acceso dibattito delle ultime settimane, focalizzato sulla sola figura materna: il benessere e i diritti relazionali del bambino; diritti per i quali possiamo richiamarci, oltre che al nostro Ordinamento (articolo 1 della legge 184 del 1983 e successive modificazione) all'articolo 3 della Convenzione dei dritti del fanciullo (New York 1991), e che non pare siano stati sufficientemente considerati; così come non sembra siano stati adeguatamente valutati gli aspetti di natura prettamente psicologica del caso;
al riguardo, si riporta di seguito il parere del dottor Giovanni B. Camerini membro della direzione del master in psichiatria Forense e clinica delle dipendenze dell'età evolutiva presso La Sapienza, i quali rilevano, a proposito della vicenda qui esposta, come «i numerosi studi e le ricerche sui bambini precocemente istituzionalizzati dimostrano inequivocabilmente quali possano essere le drammatiche conseguenze di un'alterazione o di una carenza dei processi vitali di attaccamento. Lascia quindi molto perplessi la decisione di lasciare la madre con il bambino solo un'ora al giorno, senza consentirle di allattarlo, ad ancor più la sua giustificazione: evitare che si crei quel legame speciale che unisce le mamme ai loro piccoli. C’è da chiedersi su quale teoria psicologica si basi questo assunto. Si nega in tal modo a un bambino il calore affettivo fondamentale per la sua crescita psichica solo perché non potrà essere erogato a lungo dalla stessa persona. Ma intanto glielo si toglie. Per il bambino è molto maggiore il trauma certo legato al non poter contare su una persona che si prende cura di lui, dell'ipotetico trauma legato al distacco da questa figura. [...] Se un magistrato intende (come in questo caso) maneggiare ed utilizzare costrutti psicologici, occorre che sia aiutato a pesarne e discriminarne la fondatezza, basando le sue decisioni su leggi scientifiche di copertura sufficientemente valide»;
non sfugge naturalmente agli autori delle considerazioni sopra riportate la figura specifica della madre, e la sua eventuale pericolosità per il neonato; pericolosità che però sembra legata ai suoi aberranti valori relativi alla vita sociale, non al rischio di atti aggressivi contro il proprio figlio. Per questo, gli stessi ritengono più opportuno, alla luce delle scienze psicologiche e nel rispetto dei fondamentali diritti dell'individuo, «consentire che la madre si occupi del figlio per alcuni mesi, almeno tre, anche allattandolo. Non ovviamente da sola, ma affiancandolo ad altre figure di accudimento. Nel frattempo occorrerebbe individuare in tempi rapidi a chi dare Achille in affidamento o in adozione, eventualmente effettuando sulla madre una perizia psicologica per valutare se e secondo quali modalità possa continuare a mantenere contatti con il figlio»;
come rilevato, in un'intervista su Repubblica, dallo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet, «la funzione materna non ha nessun collegamento con gli altri modelli di comportamento mentali»; suggerendo l'osservazione e lo studio della «relazione che la madre svilupperà con il bambino nei suoi primi incontri, senza farsi accecare dalla psicopatologia che la donna porta con sé [...] Sono problemi complicati, ma rinunciare a capire e decidere di dare un taglio netto a una relazione madre-figlio ha qualcosa a che vedere con la pena di morte, secondo me»;
l'Unione delle camere penali italiane, con il suo Osservatorio carcere, in un comunicato molto severo, si è rivolto direttamente al Ministro Orlando perché prenda una posizione sul caso; citando solo un passaggio: «lo Stato ha rapito il neonato a una donna detenuta. Violentata la natura, stracciati anni di studi, inflitta a una donna una pena non prevista da alcun codice»;
la ONLUS «Federico nel Cuore», con un articolo a firma della dottoressa Elvira Reale, ha re o manifesta la problematicità della questione, attraverso una lunga serie di quesiti ai quali la sentenza del tribunale non sembra rispondere appieno. Gli argomenti posti in rilievo sono molti: prima di tutti la privazione dell'allattamento, primo diritto dell'infante; riguardo a ciò, la dottoressa parla di «grave abuso», ricordando come l'Organizzazione mondiale della sanità raccomandi l'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita. In second'ordine, la mancata assegnazione del bambino alla famiglia allargata (sino al quarto grado di parentela), fin tanto che i genitori non abbiano espiato la pena (che, per quanto lunga, non è a vita). Venendo poi alla madre, la dottoressa Reale osserva come «il comportamento criminale non ha mai costituito prova della inadeguatezza genitoriale ed i tanti uomini e donne in carcere non si sono mai visti comminare come pena accessoria tout court quella della decadenza genitoriale, o addirittura quella della presunta inadeguatezza all'atto della nascita del figlio. Non dimentichiamoci che ciò non è accaduto neanche quando una madre ha commesso il reato di figlicidio (madre di Cogne, ad esempio) che poteva in quel caso far presumere un comportamento recidivante»;
nel medesimo articolo, un'acuta osservazione sul contesto mediatico, in particolare sulla reazione della stampa e dell'opinione pubblica, va a rilevare come nel caso di femminicidii, di violenze sulle donne, i riflettori dei media siano puntati sulle vittime, e non sugli aggressori uomini; ed invece come a parti, a generi invertiti, come è il nostro caso, l'attenzione sia tutta per l'aggressore donna. Rilevando altresì come del compagno Boetcher si parli pochissimo, pur avendo un ruolo di primo piano nella vicenda;
medesime argomentazioni porta Ilaria Boiano, avvocato di Differenza Donna, in una lettera pubblicata dal Manifesto («Il doppio standard e il principio di legalità che salta quando a delinquere sono le donne»): «questione da considerare in uno Stato di diritto, prima di ogni considerazione, per altro intrisa di retorica, sull'importanza del primo contatto madre-figlio o della forza “rieducativa” dell'esercizio della maternità per una donna condannata, ancora non in via definitiva, per reati gravi, è se le autorità hanno agito nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della donna in stato di privazione della libertà personale, cioè nelle mani dello Stato»; proseguendo: «In particolare, ciò che desta più perplessità nella vicenda di Marina Levato, almeno in base alle informazioni rese note dai media, è l'immediato allontanamento del neonato dalla madre dopo il parto: giustificato con la finalità di tutelare il benessere psicofisico del minore, ritenuto a rischio in caso di allontanamento successivo, tale atto appare di fatto un arbitrio commesso ai danni di una donna privata della libertà personale, atto per di più eseguito prima ancora dell'avvenuta notifica del provvedimento di allontanamento alla diretta interessata, che ha provocato sofferenza e dolore di tale gravità da configurare un trattamento inumano e degradante vietato dall'articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo»;
il professor Stefano Vicari, primario di neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù di Roma, in un'intervista a Il Messaggero, pur esprimendo un giudizio più sfumato e possibilista di quelli menzionati, parla ugualmente dell'impatto che l'allontanamento di un bambino dalla madre, nelle primissime ore di vita, può avere sulla sua crescita. Riconoscendo «anche il diritto di una mamma che ha partorito un bambino che le viene allontanato contro la propria volontà. Se c’è disponibilità da parte della madre bisognerebbe acconsentire almeno a un periodo iniziale in cui madre e bimbo possano costruire una relazione»;
il 13 agosto 2015, il Garante de diritti delle persone private dalla libertà personale per il comune di Milano, dottoressa Alessandra Naldi, indirizza una lettera al Ministro Orlando e, per conoscenza, al vice capo di gabinetto del Ministro della giustizia, Francesco Cascini, e al consigliere del Ministro per le tematiche sociali e della devianza, Mauro Palma; a Santi Consolo, capo dipartimento amministrazione penitenziaria, e a Roberto Calogero Piscitello, direttore delle direzioni generali detenuti e trattamento del DAP; oltre che al sindaco Giuliano Pisapia. Nel testo, lamentando «ancora una volta gli ostacoli e i limiti che vengono frapposti nella mia attività istituzionale di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del comune di Milano all'interno di uno degli istituti penitenziari di mia competenza, la casa circondariale San Vittore», segnala al Ministro «l'impossibilità di effettuare un colloquio riservato» con Martina Levato, «ormai prossima al parto»; e come ciò «abbia costituito un impedimento insormontabile nello svolgimento dei miei compiti istituzionali». «Nell'ingresso in sezione sono stata accompagnata da un'ispettrice di Polizia penitenziaria che ha interamente presenziato al colloquio, senza mai uscire dalla stanza in cui il colloquio ha avuto luogo, e che si è opposta alle richieste da parte mia e della detenuta di poter interloquire in maniera riservata. L'intento della mia visita era quello di verificare le condizioni di detenzione a cui M. L. è sottoposta e di individuare eventuali bisogni in relazione all'imminente nascita del figlio, nonché di capire se potevo essere in qualche modo d'aiuto per garantire il diritto alla privacy per la giovane donna e per il nascituro»;
la lettera prosegue con un'annotazione, ancora una volta inevitabile, sul circo mediatico: «La vicenda di M. L. ha infatti riscosso e continua a riscuotere un'attenzione enorme (che a tratti definirei persino morbosa) da parte della stampa locale e nazionale; è già accaduto che giornali e trasmissioni televisive abbiano inspiegabilmente reso pubbliche informazioni riservate sulla condizione detentiva e sullo stato di salute dell'interessata. Questo nonostante si tratti di una situazione estremamente delicata dal punto di vista umano e penale, che dovrebbe essere affrontata con la massima riservatezza da parte di tutti gli operatori coinvolti»;
la missiva si chiude infine con la richiesta al Ministro di intervenire al più presto per restituire alla figura del Garante le funzioni e le prerogative a lei proprie e necessarie;
come si può leggere tra le «Venti proposte per riformare il sistema penitenziario» della ONLUS Antigone: «Dignità, responsabilità, normalità ma anche fiducia sono espressioni normative che devono ricorrere anche quando si parla di rapporto medico-detenuto. Va sempre garantito il rispetto della privacy nelle questioni sanitarie» –:
quale sia l'orientamento dei Ministri interrogati in merito alla vicenda riportata, che ha visto coinvolti i diritti di un minore e di una madre, e se quali iniziative intendono assumere sul piano normativo al fine di prevenire il ripetersi in futuro di casi analoghi;
quali iniziative intendano adottare i ministri interrogati al fine di garantire in futuro il diritto di ogni donna a una gravidanza dignitosa, in luoghi consoni. (5-06431)
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):diritti della donna
trattamento crudele e degradante
diritti del bambino