Legislatura: 18Seduta di annuncio: 506 del 12/05/2021
Primo firmatario: CUBEDDU SEBASTIANO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 12/05/2021
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma INVIDIA NICCOLO' MOVIMENTO 5 STELLE 12/05/2021
Commissione: XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)
Ministero destinatario:
- MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI delegato in data 12/05/2021
Partecipanti allo svolgimento/discussione ILLUSTRAZIONE 13/05/2021 Resoconto CUBEDDU SEBASTIANO MOVIMENTO 5 STELLE RISPOSTA GOVERNO 13/05/2021 Resoconto NISINI TIZIANA SOTTOSEGRETARIO DI STATO - (LAVORO E POLITICHE SOCIALI) REPLICA 13/05/2021 Resoconto CUBEDDU SEBASTIANO MOVIMENTO 5 STELLE
DISCUSSIONE IL 13/05/2021
SVOLTO IL 13/05/2021
CONCLUSO IL 13/05/2021
CUBEDDU e INVIDIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 46 del decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020, convertito dalla legge n. 27 del 2020, prevede la preclusione per il datore di lavoro di avviare procedure di mobilità, licenziamenti individuali e collettivi stabilendo la sospensione delle medesime procedure pendenti e avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020;
la suddetta norma, prorogata dal cosiddetto decreto Rilancio, dispone il divieto di recedere dal contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo a prescindere dal numero dei dipendenti occupati nell'azienda;
la ratio legis della norma si rinviene nell'intento di tutelare lavoratori ed imprese rispetto al pericolo concreto e attuale di licenziamento derivante dalle ipotesi di giustificato motivo oggettivo provocato dalla drastica riduzione del fatturato dovuta alla chiusura forzata delle attività produttive non considerate essenziali, nonché dalla profonda crisi economica conseguente, con riduzione o addirittura cessazione dell'attività;
l'estensione dell'istituto della cassa integrazione (articoli 19-22 del decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020) anche alle imprese che normalmente non avrebbero avuto i requisiti per accedervi, invece, interviene in soccorso dei datori di lavoro, disinnescando così la necessità temporanea di licenziare forza lavoro che al momento della ripartenza potrebbe essere necessaria nel contesto della normale produttività dell'azienda;
in queste settimane vengono riportate sulla stampa diverse ipotesi in merito ai criteri che potrebbero essere usati per lo «sblocco» dei licenziamenti (e la relativa cessazione della cassa integrazione ordinaria e in deroga), in conseguenza del quale tornerà ad essere applicabile la normativa vigente in materia di licenziamenti, per i seguenti motivi oggettivi: a) riduzione del personale conseguente a crisi del settore in cui opera il datore di lavoro; b) riassetto organizzativo per gestione più economica dell'attività aziendale; c) scopo di conseguire una maggiore efficienza gestionale e incremento di redditività attraverso la soppressione posizioni lavorative; d) diminuzione del fatturato; e) soppressione del posto di lavoro e conseguente ridistribuzione delle mansioni; f) soppressione del settore o del reparto lavorativo o unità produttiva cui era addetto il dipendente; g) cessazione dell'attività aziendale; h) esternalizzazione di un servizio o dell'attività lavorativa; e) superamento del periodo di comporto –:
quale criterio il Ministro interrogato, d'intesa con gli altri soggetti istituzionali, intenda servire per affrontare tempestivamente, in maniera selettiva, il graduale sblocco dei licenziamenti, tenuto conto del cospicuo numero dei lavoratori interessati dalla predetta misura.
(5-05983)
Con il superamento della fase emergenziale, è necessario garantire ai lavoratoti e alle imprese un passaggio non traumatico e graduale da una situazione di protezione e sostegno dei redditi ad una situazione di ripartenza delle attività produttive e di riattivazione delle dinamiche del mercato del lavoro, che potrebbe non riprodurre le condizioni preesistenti alla crisi.
Infatti, secondo molti indicatori, la ripresa potrebbe non garantire i posti di lavoro negli stessi ambiti in cui sono venuti meno. È urgente, delineare – in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico – una mappatura dell'andamento dei diversi settori, che ci consenta di individuare esigenze differenziate e di proporre soluzioni proporzionate alla specificità delle situazioni.
Sono in corso di definizione, previo confronto con le parti sociali, interventi per modernizzare e razionalizzare gli strumenti di sostegno al reddito, introducendo una tutela il più possibile universale ed estesa a settori, classi dimensionali di impresa e categorie finora escluse dalla copertura degli ammortizzatori, tenendo comunque in considerazione la specificità di alcuni comparti.
Per quanto riguarda le politiche attive del lavoro, è necessario intervenire sulle competenze di base dei lavoratori più lontani dal mondo del lavoro e fornire una formazione più avanzata anche per i lavoratori più qualificati, che comunque potrebbero trovarsi in una situazione di transizione nei prossimi mesi e avranno bisogno di un accompagnamento della ricollocazione.
È necessario costruire un sistema che sostenga attivamente i disoccupati, li prenda in carico, dia loro una formazione mirata, che abbia al centro la personalizzazione degli interventi, per una loro ottimale ricollocazione. È altresì opportuno che la rete pubblica operi in sinergia con quella privata, nell'ottica di un'azione orientata innanzitutto ai risultati.
Per scongiurare i rischi dei prossimi mesi, sono in corso di valutazione da parte del Ministero del lavoro alcune misure volte ad incentivare il reinserimento lavorativo e l'innalzamento dei livelli occupazionali, che potranno essere inserite anche nel prossimo provvedimento cosiddetto «Sostegni-bis».
In questa direzione va il contratto di espansione: è uno strumento flessibile che mette insieme formazione e ricambio generazionale. Proprio ieri abbiamo avviato i tavoli di consultazioni per attualizzare lo strumento alle nuove condizioni del mercato del lavoro post-COVID, uno strumento nato nel 2019 in via sperimentale e che deve necessariamente essere adattato alle realtà più piccole, fino ad oggi escluse.
Contratto di espansione che non deve esser visto solo ed esclusivamente come strumento di gestione delle crisi aziendali ma anche e soprattutto in termini espansivi di nuova occupazione perché, per come è configurato, ne ha tutte le potenzialità.
Si tratta quindi di introdurre forme di incentivazione alle imprese, in particolare di quelle appartenenti ai settori che hanno sofferto più gravemente la crisi economica, e strumenti contrattuali che possano garantire alle imprese la necessaria flessibilità nella delicata fase della ripartenza e ai lavoratori un percorso contestuale di formazione, di adeguamento mirato delle competenze e di inserimento lavorativo, in grado di accompagnarli nelle transizioni occupazionali verso un impiego stabile.