ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE   5/01902

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Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 153 del 16/01/2014
Firmatari
Primo firmatario: DI BATTISTA ALESSANDRO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 16/01/2014
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatarioGruppoData firma
DI STEFANO MANLIOMOVIMENTO 5 STELLE16/01/2014


Commissione assegnataria
Commissione: III COMMISSIONE (AFFARI ESTERI E COMUNITARI)
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI delegato in data 16/01/2014
Stato iter:
22/01/2014
Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO22/01/2014
Resoconto DASSU' MARTAVICE MINISTRO  - ( AFFARI ESTERI )
 
REPLICA22/01/2014
Resoconto DI BATTISTA ALESSANDROMOVIMENTO 5 STELLE
Fasi iter:

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 16/01/2014

DISCUSSIONE IL 22/01/2014

SVOLTO IL 22/01/2014

CONCLUSO IL 22/01/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01902
presentato da
DI BATTISTA Alessandro
testo di
Giovedì 16 gennaio 2014, seduta n. 153

   DI BATTISTA e MANLIO DI STEFANO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   è dal 19 gennaio del 2012 che il 38enne siciliano Giovanni Lo Porto risulta ancora nelle mani dei jihadisti in Pakistan; come è noto, fu rapito insieme al suo collega olandese Bernd Johannes Mohlarback, 59 anni, a Qasim Bela da quattro uomini incappucciati e armati, che hanno caricato i due cooperanti su un'automobile poi direttasi verso una destinazione sconosciuta. I rapitori hanno puntato una pistola al volto dei cooperanti e li hanno costretti ad indossare il Shalwar Kameez, l'abito nazionale pachistano;
   il rapimento è avvenuto mentre il cooperante di Palermo lavorava per la Ong tedesca Welt HungerHilfe (Aiuto alla fame nel mondo), un'organizzazione umanitaria privata, senza scopo di lucro, politicamente indipendente e non legata ad una denominazione religiosa, per la ricostruzione dell'area del Punjab messa in ginocchio dalle inondazioni del 2011;
   è bene sottolineare che, da quel giorno, sono avute sempre meno notizie, tanto da non essere nemmeno certi delle mani in cui sia finito e che lo stesso governo pakistano, pur avendo dato rassicurazioni che si sta adoperando per «fare tutto il possibile» per riportarlo a casa quanto prima, non ha mai fornito informazioni dettagliate sulle iniziative messe in campo e come stiano procedendo le ricerche;
   forte è il sospetto che il sequestro sia stato messo a segno da criminali comuni, che abbiano poi venduto gli ostaggi a una struttura filo-qaedista molto più organizzata e si rincorrono voci sul fatto che i due rapiti sarebbero stati trasferiti a circa quattro ore a nord dalla città di Lahore, in un'area tribale senza libertà di movimento per gli stranieri, e nemmeno copertura di rete per cellulari e telefoni satellitari;
   l'allora Ministro degli esteri, Terzi di Santagata, non appena ricevuta la notizia, comunicò che l'Unità di crisi del Ministero degli affari esteri aveva immediatamente attivato tutti i canali utili per seguire da vicino la vicenda e annunciò di essere in continuo contatto con la famiglia del rapito;
   le ultime notizie risalgono a quando, nel dicembre dello stesso anno del rapimento, fu messo in onda sulla tv pakistana Dunya, un video, ricevuto a quanto pare da al Qaeda, in cui Mohlarback spiegava di essere stato rapito da non meglio precisati «jihadisti» per «le politiche sbagliate del governo tedesco», a cui chiedeva di accettare le richieste formulate dai suoi sequestratori; nel video, però, di Lo Porto non vi è alcuna traccia, se non il fatto che l'ostaggio olandese parli spesso al plurale: «Possono ucciderci in qualsiasi momento. Non sappiamo quando. Può essere oggi, domani o fra tre giorni. Non fate pazzie, non possiamo essere liberati» è stata la sua dichiarazione;
   da quel video sono passati ben altri 13 mesi e non si sono avute più notizie dei due cooperanti; ad oggi resta, infatti, un preoccupante e inaccettabile silenzio sulla vicenda, ancorché dettato dall'esigenza di mantenere, come ha fatto sapere l'Unità di crisi, una linea di riserbo per non compromettere gli sforzi per giungere alla liberazione del nostro connazionale;
   alcuni network di ong italiane (Agire - Agenzia Italiana Risposta Emergenze; Aoi - Associazione Ong Italiane; Cini - Coordinamento Italiano Network Internazionali; Concord Italia - Confederazione ong europee per l'aiuto e lo sviluppo, piattaforma italiana; Link2007 - Cooperazione in Rete), si sono da tempo rivolte alla Ministra Bonino affinché si giunga presto alla liberazione del nostro connazionale –:
   di quali aggiornate informazioni disponga in ordine a quanto evidenziato in premessa e quale sia lo stato di salute di Giovanni Lo Porto;
   se siano stati stabiliti i necessari contatti e rapporti internazionali per rintracciarlo;
   quali azioni abbia intrapreso, o intenda intraprendere, per assicurare una rapida soluzione della vicenda, atteso che sono trascorsi ormai 2 anni esatti dal rapimento. (5-01902)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 22 gennaio 2014
nell'allegato al bollettino in Commissione III (Affari esteri)
5-01902

  Desidero innanzitutto sottolineare come il Governo continuerà ad assicurare il massimo impegno per risolvere la vicenda che coinvolge Giovanni Lo Porto, rapito assieme a un suo collega tedesco il 19 gennaio 2012 nell'area di Multan, regione meridionale del Punjab pakistano. Purtroppo, la delicata situazione lungo il confine afghano-pachistano rende particolarmente complessa la raccolta e la verifica delle informazioni sul nostro connazionale e costituisce un oggettivo fattore di rischio per la sua incolumità.
  Per questo, sin dai giorni immediatamente successivi al sequestro, si è consolidato uno stretto coordinamento tra la nostra Unità di crisi e quella tedesca, anche con ripetuti scambi di visite nelle rispettive capitali. In questi ventiquattro mesi in ogni occasione è stata assicurata la massima e coordinata pressione diplomatica da parte italiana e tedesca sulle locali Autorità, anche con l'appoggio dei vertici dell'ONG tedesca per la quale lavorava il nostro cooperante.
  A livello nazionale, abbiamo avuto più occasioni di incontro con la controparte pachistana, nelle quali abbiamo riaffermato l'aspettativa del Governo italiano ad una soluzione della vicenda e sottolineato il primario interesse alla tutela dell'incolumità del nostro connazionale. Al riguardo, ricordo da ultimo l'incontro del Sottosegretario Giro con il Ministro di Stato per il commercio e l'industria tessile pachistano, tenutosi il 28 ottobre 2013, e i numerosi passi ufficiali che, a più riprese, l'Ambasciatore italiano in Pakistan continua a compiere a tutti i livelli del governo e delle autorità politiche locali.
  Ricordo infine che, in questo difficile contesto, i funzionari dell'Unità di crisi mantengono un costante contatto con la famiglia, in particolare con la madre Giuseppina Pia ed il fratello Giuseppe, i quali sono anche stati personalmente ricevuti dalla Ministro Bonino nei mesi scorsi.
  Il 22 dicembre 2012 l'emittente pachistana Dunya News ha trasmesso un video in cui il cittadino tedesco ha rivolto un appello al Governo di Berlino affinché ottemperi a non meglio precisate richieste dei sequestratori. Come ricordato dall'onorevole interrogante, nel video non compare il connazionale, ma solo il collega tedesco il quale si è tuttavia sempre espresso al plurale facendo intendere che Lo Porto fosse vivo anche se non visibile.
  Alla luce di ciò, comprenderete che si tratta di una situazione estremamente difficile, per la quale si impone, come di consueto in queste circostanze, la massima discrezione e cautela e per la quale il Ministero degli esteri, assieme a tutte le altre articolazioni dello Stato coinvolte, continuerà a compiere ogni sforzo al fine di riportare a casa il più presto possibile il nostro cooperante.

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