ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18567

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Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 889 del 21/11/2017
Firmatari
Primo firmatario: MAESTRI ANDREA
Gruppo: SINISTRA ITALIANA - SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - POSSIBILE
Data firma: 21/11/2017
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
CIVATI GIUSEPPE SINISTRA ITALIANA - SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - POSSIBILE 21/11/2017
BRIGNONE BEATRICE SINISTRA ITALIANA - SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - POSSIBILE 21/11/2017
PASTORINO LUCA SINISTRA ITALIANA - SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - POSSIBILE 21/11/2017


Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL'INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 21/11/2017
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18567
presentato da
MAESTRI Andrea
testo di
Martedì 21 novembre 2017, seduta n. 889

   ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE e PASTORINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   dal 13 novembre 2017 è iniziata la protesta degli oltre 1.100 richiedenti asilo costretti a vivere nell'ex-caserma di Conetta in provincia di Venezia, adibita a Centro di accoglienza da circa due anni;

   martedì 14 novembre 2017 un corteo di 248 persone, stanche delle promesse non mantenute e delle condizioni di abbandono e di miseria del centro, ha iniziato una «marcia per la dignità», partendo dal Centro verso la prefettura di Venezia; la manifestazione dopo poco è stata bloccata dalle forze dell'ordine. I manifestanti si sono accampati nei pressi di Codevigo, trattando con il questore e il prefetto per soluzioni alternative, che pare siano state trovate in varie destinazioni nei territori limitrofi. Una protesta simile si è svolta contemporaneamente anche nell'ex-caserma, dove i circa 900 migranti rimasti si sono barricati nella struttura incontrando anche loro le autorità e chiedendo la chiusura del centro;

   si apprende che, in data 20 novembre 2017, è stata programmata una nuova manifestazione dei richiedenti asilo rimasti nell'ex-base militare, intenzionati a dirigersi verso Venezia per chiedere la ricollocazione in altre strutture come successo per i 248 migranti che avevano protestato la settimana scorsa. Notizie di stampa, però, parlano anche di circa 50 di loro che, ricollocati alla caserma «Serena» di Treviso, hanno chiesto di poter rientrare a Conetta, perché le condizioni trovate a Treviso sono addirittura peggiori di quelle lasciate nell'ex-caserma;

   dalle dichiarazioni rilasciate all'Ansa dal prefetto di Venezia Boffi, trapela che forse il centro di accoglienza di Cona verrà chiuso definitivamente;

   un obiettivo sul quale, a giudizio degli interroganti, è lecito nutrire seri dubbi se si dà credito alle precisazioni del prefetto che parla di lavori svolti nella struttura elefantiaca – di 210 mila metri quadrati, di cui 13 mila coperti – per un milione e 628 mila euro, che negli ultimi mesi ha ricevuto diverse ispezioni senza che venissero evidenziate gravi carenze o irregolarità. Ispezioni che non hanno tenuto conto delle temperature gelide di un inverno alle porte e del fatto che il centro di accoglienza accoglie persone alle quali da due anni sono state promesse sistemazioni più accoglienti e dignitose;

   infatti, è stato proprio il freddo e la decisione di chi gestisce il centro di spegnere le «stufette» per questioni di sicurezza della tensostruttura, a far scattare la rivolta dei suoi ospiti;

   le condizioni disumane dei migranti all'interno del centro erano salite agli onori della cronaca a gennaio 2017 dopo che la morte di una ragazza ivoriana aveva scatenato le proteste degli altri 1.300 ospiti. Un fatto che costrinse il Ministro dell'interno a disporre un primo immediato trasferimento per un centinaio di migranti da Conetta a strutture in Emilia Romagna, con la promessa di impegnarsi per la sua definitiva chiusura;

   ad agosto 2017, in risposta all'interrogazione 5-12045, il viceministro dell'interno confermò le intenzioni del Governo di «archiviare» il ricorso dell'accoglienza nei grandi centri a favore di una strategia di accoglienza diffusa, soprattutto confidando nella partecipazione degli enti territoriali. È stato altresì affermato che, se da parte di questi non ci fosse stata una sufficiente risposta, si sarebbe provveduto a rendere il più confortevole possibile la struttura ospitante. Si constata dai recenti avvenimenti che finora non si è avverata nessuna delle due ipotesi –:

   se il Governo intenda comunicare le sue intenzioni riguardo alla definitiva chiusura del Centro di accoglienza di Cona;

   se non ritenga opportuno, in seguito alle proteste degli ospiti del centro, inviare ispettori dal Ministero dell'interno per verificare le condizioni di vita dei richiedenti asilo lì ospitati;

   se intenda rendere note quali siano le altre strutture utilizzate alternativamente al centro di Cona e se intenda assumere iniziative per verificare l'idoneità e il rispetto di adeguate e dignitose forme di accoglienza delle stesse.
(4-18567)