Legislatura: 17Seduta di annuncio: 889 del 21/11/2017
Primo firmatario: PRODANI ARIS
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 21/11/2017
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma RIZZETTO WALTER FRATELLI D'ITALIA-ALLEANZA NAZIONALE 21/11/2017
Ministero destinatario:
- MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
- MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
- MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA delegato in data 21/11/2017
PRODANI e RIZZETTO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
come riportato da diverse fonti di stampa, con l'espressione «fuga dei cervelli» si indica l'emigrazione, verso Paesi stranieri, di persone di talento o alta specializzazione professionale. Tale termine, riferito al cosiddetto «capitale umano», rievoca quello della «fuga dei capitali», ovvero il disinvestimento economico da ambienti non favorevoli all'impresa. Il fenomeno è visto con preoccupazione, perché rischia di rallentare il progresso culturale, tecnologico ed economico dei Paesi dai quali avviene la fuga, fino a rendere difficile lo stesso ricambio della classe docente;
secondo il rapporto «Le sfide della politica italiana» del Centro studi di Confindustria, «la bassa occupazione giovanile rappresenta il vero problema del sistema economico e sociale italiano e con la “fuga dei cervelli” all'estero il Paese perde in capitale umano circa 14 miliardi all'anno, 1 punto percentuale di Pil abbassando così il potenziale di sviluppo»;
dallo studio si evince che «l'Italia abbia tassi di occupazione molto ridotti soprattutto tra gli under 30. Nel 2016 un sesto dei 15-24enni era occupato (16,6 per cento) contro il 45,7 per cento della Germania e il 31,2 per cento dell'Eurozona. Tra i 25 ed i 29enni il tasso di occupazione italiano sale al 53,7 per cento, ma il divario con gli altri paesi si amplia da 14,6 punti percentuali a 17. La posizione dell'Italia comincia a migliorare nella fascia di età immediatamente successiva (30-34) con un tasso di occupazione al 66,3 per cento, 10 punti sotto la media Eurozona»;
www.key4biz.it ha riportato come «la Commissione europea abbia recentemente sostenuto che il numero dei giovani italiani altamente qualificati emigrati all'estero sia cresciuto rapidamente dal 2010 in poi; la cosiddetta “fuga di cervelli”, a medio e lungo termine, può compromettere le prospettive di crescita economica dell'Italia e anche le sue finanze pubbliche, in quanto causa una perdita netta permanente di capitale umano altamente qualificato, a danno della competitività dell'Italia. Durante gli anni Ottanta sono stati proclamati meno di duemila nuovi dottori di ricerca l'anno e pochi di più nel corso dei Novanta. Nei primi anni Duemila si è registrato un incremento consistente arrivando fino a oltre 10 mila»;
il rapporto dell'Istat sulle «Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente» del 6 dicembre 2016, ha evidenziato come, «nella fascia d'età over 25, si stia assistendo ad una vera e propria diaspora. Sovraistruzione equivale a disoccupazione. I motivi che convincono i nostri laureati a trasferirsi oltre i confini sono essenzialmente: retribuzione mediamente superiore, molte assunzioni con contratti a tempo indeterminato e qualifica più idonea per il lavoro che svolgono. E, con l'avanzare della crisi nel nostro Paese, anche i laureati più brillanti faticano a trovare lavoro. Oltre a minarne le prospettive di crescita, la “fuga dei cervelli” comporta un costo economico notevole all'Italia, tanto per la spesa pubblica sostenuta per l'istruzione di studenti, che poi si trasferiscono all'estero, quanto per il mancato versamento delle imposte che quest'ultimi avrebbero pagato lavorando nel nostro Paese. Moltiplicando il costo complessivo della formazione di ciascun laureato italiano per il numero dei laureati emigrati all'estero, emerge che la cifra in perdita ammonterebbe a oltre un miliardo di euro all'anno»;
da un'analisi elaborata sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze, è stato stimato che il ritorno dei talenti italiani abbia «generato una crescita aggiuntiva del PIL stimato in 500 milioni di euro tra il 2012 e il 2015»;
analizzando il fenomeno della «fuga dei cervelli», secondo Key4biz, un esempio potrebbe provenire «dai paesi in via di sviluppo, come l'India e la Cina, che fanno parte del Gruppo G20. Da questi paesi arrivano in Italia molti studenti. In questo contesto, le piccole università, avendo pochi fondi, elaborano dei bandi internazionali per essere sovvenzionate. I bandi prevedono che studenti stranieri partecipino al concorso. Durante il primo anno sono tenuti a seguire un corso di lingua italiana, successivamente tornano nel loro paese d'origine formando, in loco, le nuove generazioni, creando così valore aggiunto per tutti: per loro stessi che hanno acquisito una conoscenza approfondita della materia, per il loro paese d'origine dove esportano le nozioni imparate» –:
quali iniziative intendano assumere per limitare l'emigrazione verso Paesi stranieri delle persone aventi un'alta specializzazione professionale;
come intendano valorizzare, all'interno dell'ambiente accademico e lavorativo, i profili con un livello di istruzione e formazione più elevato;
se ritengano opportuno investire sull'innovazione e sulla formazione, migliorando la qualità degli studi e la loro relazione con l'evoluzione del mondo digitale.
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