ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08483

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Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 464 del 08/03/2021
Firmatari
Primo firmatario: ANGIOLA NUNZIO
Gruppo: MISTO-AZIONE-+EUROPA-RADICALI ITALIANI
Data firma: 08/03/2021


Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DELLA MOBILITA' SOSTENIBILI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 08/03/2021
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08483
presentato da
ANGIOLA Nunzio
testo di
Lunedì 8 marzo 2021, seduta n. 464

   ANGIOLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   il porto franco di Trieste va inteso come somma dei cinque diversi punti franchi che ne fanno parte, ossia il punto franco vecchio, il punto franco nuovo, il terminal del legname, il terminal industriale e il terminal petroli, con quest'ultimo che serve direttamente l'oleodotto transalpino Trieste-Ingolstadt con una capacità di oltre 40 milioni di tonnellate annue;

   il porto triestino è considerato zona franca in base a quanto stabilito dall'Allegato VIII del Trattato di Pace sottoscritto a Parigi il 10 febbraio 1947 e reso esecutivo con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430;

   inoltre, il decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, ha sancito, all'articolo 169, che per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste restano ferme le vigenti disposizioni, facendo espresso riferimento alle «... disposizioni più favorevoli»;

   il regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio del 12 ottobre 1992, che ha istituito il codice doganale comunitario, specificava, all'articolo 2, paragrafo 1, che le disposizioni si applicavano «Salvo disposizioni contrarie stabilite da convenzioni internazionali...»; ora analoga previsione è contenuta nel regolamento (CE) n. 952/2013;

   finalmente, con decreto attuativo del 13 luglio 2017, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha riconosciuto il particolare status del porto franco di Trieste, che deve rappresentare un unicum per la rilevanza strategica e il ruolo che ricopre per gli interessi commerciali italiani e continentali;

   attualmente il porto franco di Trieste risulta inserito nella lista di oltre 70 punti franchi all'interno dell'area doganale comunitaria, in cui sono ammesse le attività di trasformazione industriale ma che, facendo parte del territorio doganale, vedono rientrare tutte le attività, comprese quelle di trasformazione industriale, all'interno della normativa comunitaria;

   quest'ultima è decisamente più limitante, soprattutto in termini di garanzie doganali, burocrazia e tempistiche di deposito, rispetto allo status internazionale che spetterebbe al porto giuliano. In base alla normativa internazionale, infatti, il porto franco di Trieste dovrebbe prevedere le condizioni migliori possibili già internazionalmente riconosciute, e cioè quelle previste per una ristretta lista di zone franche che fanno parte del territorio geofisico comunitario, ma, al tempo stesso, non rientrano nel suo territorio doganale. Questi territori sono caratterizzati, cioè, da una condizione definita di «extraterritorialità doganale» e un esempio lo sono sia le città autonome spagnole di Ceuta e Melilla che la Polinesia francese;

   ciò non è ad oggi avvenuto perché, come già precisato dal presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, dottor Zeno D'Agostino, il Governo italiano, nello specifico il Ministero dell'economia e delle finanze, non avrebbe ancora dato comunicazione alle autorità europee dello speciale status del porto di Trieste già riconosciuto dalla normativa internazionale;

   di conseguenza, il porto franco di Trieste non gode delle migliori condizioni possibili che ad esso spetterebbero in base ai trattati internazionali con enorme nocumento allo sviluppo economico del capoluogo giuliano e di tutto il Paese;

   l'extraterritorialità doganale del porto franco di Trieste costituirebbe un unicum nel Mare Mediterraneo e un approdo strategico del commercio internazionale, come quello legato alla cosiddetta «Nuova Via della Seta» (in inglese «Belt and Road Initiative»), garantendo all'Italia una competitività impareggiabile con rotte di oltre duemila miglia nautiche più brevi rispetto a quelle dei principali porti europei di Rotterdam, Anversa e Amburgo –:

   se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   se intendano adottare iniziative per porre rimedio a quelle che l'interrogante giudica inaccettabili omissioni che per anni hanno impedito al porto franco di Trieste di godere delle migliori condizioni doganali possibili così come sancito dai trattati internazionali e fare in modo che, finalmente e in via definitiva, venga inserito nella lista di quei luoghi facenti parte del territorio geofisico comunitario e con una condizione di extraterritorialità doganale.
(4-08483)