ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05969

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Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 287 del 10/09/2014
Firmatari
Primo firmatario: MATARRESE SALVATORE
Gruppo: SCELTA CIVICA PER L'ITALIA
Data firma: 10/09/2014


Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL'INTERNO
  • MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO
Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega
Delegato a rispondere Data delega
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 10/09/2014
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 22/09/2014
Stato iter:
22/06/2015
Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 22/06/2015
MANZIONE DOMENICO SOTTOSEGRETARIO DI STATO - (INTERNO)
Fasi iter:

RISPOSTA PUBBLICATA IL 22/06/2015

CONCLUSO IL 22/06/2015

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05969
presentato da
MATARRESE Salvatore
testo di
Mercoledì 10 settembre 2014, seduta n. 287

   MATARRESE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto si evince dagli organi di stampa, in data 11 febbraio 2014, circa 200 migranti avrebbero occupato, senza alcuna autorizzazione da parte degli organi competenti, il complesso architettonico dell'ex convento di Santa Chiara sito a Bari nel cui interrato è ubicato parte dell'archivio di Stato;
   gli organi di stampa riportano immagini dell'archivio di Stato manomesso dagli occupanti con documenti danneggiati o distrutti ed indicano che gran parte degli stessi occupanti sono rifugiati politici;
   l'edificio fa parte di un complesso di edifici in corso di ristrutturazione i cui lavori sono oggetto di co-finanziamento europeo;
   in particolare, nell'anno 2012, a seguito del decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sono stati resi disponibili i fondi relativi al programma operativo interregionale (POIn) «Attrattori culturali, naturali e turismo». Per effetto di tale decreto, il progetto di ristrutturazione e valorizzazione culturale del complesso dell'ex convento di Santa Chiara potrà usufruire di 8 milioni di euro di finanziamento;
   i lavori di restauro sono stati aggiudicati in data 13 marzo 2014 ed il termine contrattuale di ultimazione è fissato al 30 giugno 2015;
   secondo quanto indicato dagli organi di stampa, l'occupazione della struttura ad opera dei migranti non solo ha determinato intollerabili situazioni di illegalità, di mancanza di requisiti minimi di sicurezza e di igiene, ma pone in serio rischio il finanziamento europeo stanziato per la sua ristrutturazione a causa dell'impossibilità di ultimare i lavori in tempo utile alla data del 30 giugno 2015;
   sotto il profilo della sicurezza si evidenzia che gli immigrati vivono in una struttura pubblica pericolante, che non ha alcun requisito di abitabilità. In particolare, occupano di fatto aree di cantiere nelle quali per legge è consentita la presenza solo agli addetti ai lavori;
   sotto il profilo delle condizioni di igiene e di vivibilità, l'edificio non garantisce requisiti minimi adeguati, poiché è completamente privo di luce, di acqua, di servizi igienici e di riscaldamento;
   la sospensione illegittima dei lavori nell'edificio causata dalla avvenuta occupazione potrebbe determinare l'impossibilità di rispettare il termine contrattuale prefissato di ultimazione e quindi il prolungamento del contratto di appalto, con relativi maggiori oneri per la pubblica amministrazione committente ed il concreto rischio di dover sopperire alle risorse comunitarie non utilizzabili attingendo a fondi statali che penalizzerebbero ulteriormente le finanze dello Stato;
   secondo quanto riferito dal responsabile unico del procedimento per il «progetto di restauro di Santa Chiara e la musealizzazione del castello normanno svevo», la mancata consegna dei lavori di ristrutturazione della struttura attualmente occupata illegittimamente potrebbe esporre la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia ad una eventuale richiesta fondata di risarcimento danni da parte dell'impresa aggiudicataria dell'appalto per prolungamento del tempo contrattuale;
   secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, sembrerebbe che sia la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia, sia il soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia avrebbero denunciato, più volte, l'insostenibile situazione alla prefettura, alla procura della Repubblica, al comune di Bari e al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo;
   a seguito della predetta denuncia, la procura ha disposto una ispezione ad opera dei NAS che hanno preso atto della situazione, ipotizzato il reato di occupazione abusiva e verificato le precarie condizioni igienico sanitarie in cui versano i migranti;
   è attualmente all'esame del consiglio comunale di Bari un ordine del giorno che impegna il sindaco a porre in essere ogni opportuna iniziativa affinché, in coordinamento con le autorità di pubblica sicurezza, l'occupazione dell'edificio possa immediatamente cessare –:
   se non intendano assumere iniziative urgenti finalizzate a sgomberare il complesso architettonico dell'ex convento di Santa Chiara affinché si possa consentire la prosecuzione dei lavori di ristrutturazione dell'edificio occupato dagli immigrati e la relativa consegna dei lavori alla data del 30 giugno 2015 al fine di non perdere il co-finanziamento POIN indicato in premessa;
   se non intendano ricollocare i 200 migranti distribuendoli, secondo disponibilità in strutture idonee ed adeguate a garantire, in ogni caso, il rispetto dei diritti umani fondamentali, nonché i requisiti minimi di igiene e sicurezza per gli stessi;
   se non intendano assumere, per quanto di competenza, iniziative per individuare i responsabili della situazione di illegalità venutasi a determinare. (4-05969)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Lunedì 22 giugno 2015
nell'allegato B della seduta n. 447
4-05969
presentata da
MATARRESE Salvatore

  Risposta. — Il complesso architettonico dell'ex convento di Santa Chiara, a Bari – appartenente al patrimonio immobiliare del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – ospita nei sotterranei parte dell'archivio di Stato e rientra in un programma di lavori di ristrutturazione e valorizzazione culturale finanziati, in parte, con fondi comunitari.
  Come riferito nell'interrogazione, l'edificio è stato occupato l'11 febbraio 2014, con il sostegno di alcuni attivisti della sinistra antagonista, da un gruppo di circa sessanta cittadini stranieri. Questi ultimi erano inizialmente ospitati presso il locale centro di accoglienza per richiedenti asilo ma, in seguito alla regolarizzazione della loro posizione giuridica in Italia, sono rimasti privi di un luogo presso cui dimorare.
  Nell'immediatezza dell'occupazione, la locale questura ha inoltrato comunicazione di notizia di reato alla procura della Repubblica di Bari, segnalando anche i militanti antagonisti in quanto responsabili della violazione degli articoli 633 e 639
bis del codice penale (invasione di terreni o edifici).
  Successivamente, nell'ambito del procedimento penale instaurato dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Bari, la locale Digos è stata delegata a effettuare verifiche sul luogo occupato e i Nas dei carabinieri a controllare le condizioni igienico-sanitarie della struttura.
  Il personale della Digos ha rilevato che all'interno dell'ex convento soggiornavano circa 150/200 persone, tutti cittadini extracomunitari, a eccezione di un nucleo familiare composto da due coniugi di nazionalità italiana.
  La quasi totalità degli stranieri è in possesso di un titolo di soggiorno valido, rilasciato ai cittadini libici e nordafricani in genere per motivi umanitari, mentre ai somali e agli eritrei in quanto richiedenti asilo politico.
  Gli occupanti, pur non avendo procurato danni rilevanti alla struttura, hanno realizzato alcuni divisori con tavole di legno per delimitare gli spazi interni, al fine di garantirsi la
privacy.
  Al termine dell'attività espletata, i Nas hanno riferito di aver rilevato «carenze igienico sanitarie dovute alla mancanza di acqua ed energia elettrica nonché effettivo pericolo per gli occupanti trattandosi di una struttura cantierizzata con lavori edili in corso».
  La vicenda è stata seguita con attenzione anche dalla locale prefettura e dall'assessorato alle politiche di accoglienza del comune di Bari, nel tentativo di individuare una struttura idonea in cui trasferire gli occupanti.
  In particolare, il sindaco di Bari aveva proposto inizialmente di utilizzare alcune caserme cittadine dismesse, ma la situazione si è rivelata impraticabile a causa della molteplicità di interventi necessari per rendere abitabile il complesso militare individuato, che presenta strutture in amianto, infiltrazioni gravi, reti fognarie non a norma e compromissioni statiche.
  Successivamente, nella giornata del 13 novembre 2014, si è proceduto al trasferimento degli immigrati che da otto mesi occupavano l'ex convento di Santa Chiara, a causa di un rogo che l'aveva reso completamente inagibile, restituendo al contempo la struttura alla disponibilità della soprintendenza, per la prosecuzione dei lavori di restauro a suo tempo intrapresi.
  I circa duecento cittadini stranieri, in possesso di regolare permesso di soggiorno, in quanto rifugiati, sono stati temporaneamente trasferiti in una tendopoli, allestita all'interno di un capannone abbandonato, ubicato sul lungomare De Tullio a Bari. Circa una trentina di migranti richiedenti asilo sono stati invece accolti nel locale cara e alcune famiglie sono state accolte nelle strutture comunali.
  L'ex convento, completamente sgomberato, è stato restituito al Ministero per i beni culturali, per il suo recupero integrale ai fini di attività culturali pubbliche e uffici della soprintendenza BAP.
  Il trasferimento dei migranti si è svolto senza tensioni e in un clima di generale collaborazione, grazie alla forte sinergia tra le istituzioni coinvolte. All'operazione hanno contribuito anche gli stessi migranti, che avevano concordato con l'amministrazione comunale e con le forze di polizia l'organizzazione degli spazi nelle tende.
  La tendopoli nella quale sono stati temporaneamente accolti è costituita da 19 tende, tutte fornite di riscaldamento e luce elettrica, e di 12 bagni in
containers. Le tende sono state allestite all'interno di un capannone abbandonato che è stato ripulito e adeguatamente risistemato.
  La soluzione adottata tempestivamente dall'amministrazione comunale appare tuttavia temporanea. Infatti, in seguito a ulteriori verifiche, sulla scorta delle intese tra la prefettura e l'assessorato, è stata individuata un'area comunale da adibire temporaneamente a centro servizi per l'assistenza e l'ospitalità di circa duecento stranieri, da alloggiare all'interno di moduli prefabbricati e idoneamente attrezzati.
  L'area individuata, già completamente urbanizzata, è ubicata in via di Maratona, in una zona urbana non densamente abitata, nei pressi dello stadio della Vittoria, attualmente utilizzato saltuariamente per manifestazioni culturali.
  Il progetto esecutivo è definibile come un intervento di «seconda accoglienza», in quanto rivolto a cittadini stranieri che hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale e intendono integrarsi in un territorio nel quale, di fatto, risiedono da molto tempo, sebbene siano tuttora privi di lavoro e idonea soluzione alloggiativa.
  Il Ministero dell'interno, interessato al riguardo, ha comunicato la disponibilità all'attivazione del progetto presentato dall'amministrazione comunale. Questa soluzione consentirà infatti di fornire un'accoglienza dignitosa ai profughi che avevano occupato l'ex convento, offrendo loro anche la possibilità di gestire in autonomia gli spazi abitativi, per il tempo necessario al proprio inserimento sociale.

Il Sottosegretario di Stato per l'internoDomenico Manzione.

Classificazione EUROVOC:
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):

indennizzo

finanziamento comunitario

diritti umani