ATTO CAMERA

INTERPELLANZA 2/00523

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Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 19
Seduta di annuncio: 417 del 27/01/2025
Firmatari
Primo firmatario: SCOTTO ARTURO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA
Data firma: 27/01/2025
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
SARRACINO MARCO PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA 27/01/2025
FOSSI EMILIANO PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA 27/01/2025
GRIBAUDO CHIARA PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA 27/01/2025
LAUS MAURO ANTONIO DONATO PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA 27/01/2025


Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 27/01/2025
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interpellanza 2-00523
presentato da
SCOTTO Arturo
testo di
Lunedì 27 gennaio 2025, seduta n. 417

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

   nella legge di bilancio 2025 è stato modificato il meccanismo di calcolo relativo al cuneo. Nel 2024 la base era l'imponibile previdenziale e si applicava uno sconto del 7 per cento fino a 25.000 euro (pari a 1.923 euro mensili, parametrati su 13 mensilità) oppure 6 per cento fino a 35.000 euro annui (pari a euro 2.692 mensili, sempre su 13 mensilità) sui contributi del 9,19 per cento dovuti dal lavoratore dipendente in busta paga;

   nel 2025 la modalità di calcolo, invece, è diventata più complessa. Il riferimento è diventato l'imponibile fiscale (quindi comprensivo anche di eventuali altri redditi, oltre a quello da lavoro dipendente) sul quale si applicano due misure differenti: un bonus con percentuale che decresce al crescere del reddito; 7,1 per cento fino a 8.500 euro; 5,3 per cento tra 8.501 e 15.000 euro; 4,8 per cento tra 15.001 e 20.000 euro; oppure una detrazione: fissa, pari a 1.000 euro per i redditi da 20.001 a 32.000 euro; variabile, per i redditi compresi tra 32.001 e 40.000 euro, con décalage che riduce progressivamente i benefici fino a zero;

   uno studio condotto dalla Cgil illustra come, pur partendo da imponibili previdenziali uguali nel 2024 e nel 2025, il nuovo sistema modifichi significativamente l'imponibile fiscale;

   il punto più critico della modifica del meccanismo e che determina diverse ripercussioni, alcune immediate (sul netto mensile) e altre posticipate (conguaglio annuale) dovute al fatto che si interviene in due fasi diverse del calcolo;

   nel 2024 lo sconto si calcolava direttamente sul reddito da lavoro dipendente (imponibile previdenziale), nel 2025 il calcolo diventa molto più complesso perché nel caso in cui, oltre al reddito di lavoro dipendente, intervengono altre voci nel definire il reddito complessivo, l'imposta e le detrazioni devono essere ricalcolate andando a conguagliare gli importi non solo sul salario prodotto ma sull'intero reddito complessivo ottenuto nell'annualità;

   secondo i calcoli potrebbe accadere che in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, il lavoratore si trovi nella condizione di dover restituire in parte quanto riconosciuto in busta paga durante l'annualità per effetto del conguaglio, poiché non in grado di conoscere in anticipo la propria condizione reddituale;

   da questa elaborazione emerge come la maggior parte dei redditi, il cui imponibile previdenziale è sotto i 35 mila euro, nel 2025 subiranno una riduzione del salario netto rispetto al 2024, si segnala che le maggiori perdite si concentrano sui redditi più bassi ovvero tra 8.500 e 9.000 euro di imponibile previdenziale annuo;

   mentre nel 2024 il taglio contributivo agiva a monte, aumentando di 548 euro l'imponibile fiscale, il nuovo sistema taglia quella stessa cifra a valle, perché è esentasse. Così facendo, nel 2025 l'imponibile fiscale è più basso e nello specifico, per chi è in quella fascia di reddito, passa da 8.268 a 7.719 euro. Visto che l'imposta lorda è più bassa della detrazione, il contribuente diventa tecnicamente incapiente, nel senso che guadagna troppo poco per poter godere di detrazioni fiscali e in quanto incapiente, non gli spetta l'ex bonus da 100 euro al mese, ribattezzato «trattamento integrativo» da 1.200 euro all'anno;

   dalla lettura di alcuni quotidiani nazionali, per esempio Il fatto quotidiano, nell'articolo «Beffa taglio cuneo era nota a Meloni dal 6 novembre» del 25 gennaio 2025, pare evincersi l'ipotesi che il Governo fosse a conoscenza del fatto che la legge di bilancio avrebbe generato questo meccanismo e che in particolare il 6 novembre 2024 l'ufficio parlamentare di bilancio in audizione ha presentato varie simulazioni in cui emergeva una grossa perdita per i lavoratori nella fascia di reddito di 8.500 euro;

   lo stesso Upb avrebbe sottolineato che sarebbero stati 800 mila i lavoratori con redditi sotto i 15.000 penalizzati dal nuovo meccanismo;

   infine, si segnala che la trasformazione di uno sgravio contributivo in sgravi fiscali differenziati non mette al riparo tutti i redditi dalla perdita dei precedenti benefici e finisce per incidere negativamente sul netto della maggior parte dei redditi sotto i 35 mila euro –:

   quale sia secondo le stime del Governo il reale impatto sui redditi del nuovo sistema introdotto dalla legge di bilancio;

   se confermi i dati degli studi effettuati che porterebbero ad una penalizzazione i redditi bassi e in tal caso se sia vero che il Governo fosse già a conoscenza della forte penalizzazione sui redditi di 8.500 euro descritta e dunque se non ritengano, i Ministri interrogati di adottare iniziative normative immediate al fine di porre rimedio a questo meccanismo che rischia di gravare su lavoratori che già percepiscono un reddito basso.
(2-00523) «Scotto, Sarracino, Fossi, Gribaudo, Laus».

Classificazione EUROVOC:
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):

base imponibile

reddito basso

riduzione dei salari

detrazione fiscale

salariato

sindacato

imposta

retribuzione del lavoro