ATTO SENATO

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00022

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 47 del 16/10/2018
Abbinamenti
Atto 6/00018 abbinato in data 16/10/2018
Atto 6/00019 abbinato in data 16/10/2018
Atto 6/00020 abbinato in data 16/10/2018
Atto 6/00021 abbinato in data 16/10/2018
Atto 6/00023 abbinato in data 16/10/2018
Firmatari
Primo firmatario: URSO ADOLFO
Gruppo: FRATELLI D'ITALIA
Data firma: 16/10/2018
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
FAZZOLARI GIOVANBATTISTA FRATELLI D'ITALIA 16/10/2018
CIRIANI LUCA FRATELLI D'ITALIA 16/10/2018
RAUTI ISABELLA FRATELLI D'ITALIA 16/10/2018


Stato iter:
16/10/2018
Partecipanti allo svolgimento/discussione
PARERE GOVERNO 16/10/2018
FRACCARO RICCARDO MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO - (RAPPORTI PARLAMENTO E DEMOCRAZIA)
 
DICHIARAZIONE VOTO 16/10/2018
UNTERBERGER JULIA PER LE AUTONOMIE (SVP-PATT, UV)
GRASSO PIETRO LIBERI E UGUALI
FAZZOLARI GIOVANBATTISTA FRATELLI D'ITALIA
PITTELLA GIANNI PARTITO DEMOCRATICO
PUCCIARELLI STEFANIA LEGA - SALVINI PREMIER - PARTITO SARDO D'AZIONE
MALAN LUCIO FORZA ITALIA BERLUSCONI PRESIDENTE
PATUANELLI STEFANO MOVIMENTO 5 STELLE
Fasi iter:

DISCUSSIONE CONGIUNTA IL 16/10/2018

NON ACCOLTO IL 16/10/2018

PARERE GOVERNO IL 16/10/2018

DISCUSSIONE IL 16/10/2018

RESPINTO IL 16/10/2018

CONCLUSO IL 16/10/2018

Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00022
presentata da
ADOLFO URSO
martedì 16 ottobre 2018, seduta n.047

Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo del prossimo 18 ottobre,
premesso che:
il programma del prossimo Consiglio europeo prevede, per il giorno precedente al Consiglio, quindi per il 17 ottobre, un incontro informale tra i leader dell'UE a 27 per discutere della Brexit;
il negoziato è giunto nelle fasi cruciali, come emerge anche dalla cronaca di queste ore, con ogni possibile soluzione, tanto da immaginare possa essere decisivo il previsto pranzo di lavoro, alla presenza anche del premier britannico;
durante questo pranzo in sede di Consiglio europeo (articolo 50) del 17 ottobre, sarà esaminato lo stato dei negoziati con il Regno Unito in merito all'uscita dall'UE e sulle future relazioni tra le parti per il dopo Brexit, anche alla luce delle conseguenze che ne scaturiranno sull'economia globale e sull'economia dei singoli Stati membri;
in sede degli ultimi Consigli europei sono state esaminate le intese di massima raggiunte tra i negoziatori della Commissione europea e del Regno Unito su larga parte dell'accordo di recesso, mentre, il 29 giugno scorso, il Consiglio europeo (articolo 50), ha sottolineato come i negoziati possano progredire "solo a condizione che tutti gli impegni assunti finora siano pienamente rispettati";
nella riunione di follow-up del Consiglio europeo, svoltasi il 5 luglio, il Gruppo ad hoc articolo 50 ha fornito un aggiornamento sullo stato del negoziato con il Regno Unito ed ha indicato, tra i temi su cui manca un'intesa, quello relativo alle 3000 indicazioni geografiche attualmente protette nei 28 Paesi dell'UE, che i britannici hanno intenzione di affrontare solo in occasione del successivo Accordo commerciale e quindi non in sede di Accordo di recesso;
considerato che:
il XV "Rapporto sulla competitività dell'agroalimentare italiano" presentato, il 23 luglio, da Ismea, ha confermato il primato mondiale dell'Italia per numero di prodotti DOP IGP con 818 Indicazioni geografiche registrate a livello europeo, con risultati più alti di sempre anche sui valori produttivi con 14,8 miliardi di valore alla produzione e 8,4 miliardi di valore all'export;
il settore agroalimentare nazionale va difeso e valorizzato rappresentando la punta di diamante dell'export nazionale, in termini commerciali e di posti di lavoro: 61 miliardi di euro di valore aggiunto, 1.4 milioni di occupati, oltre 1 milione di imprese e 41 miliardi di euro di esportazioni;
il sistema delle DOP IGP in Italia garantisce qualità e sicurezza anche attraverso una rete che, alla fine del 2017, conta 264 Consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e oltre 10.000 interventi annui effettuati dagli organismi di controllo pubblici;
numeri di fronte ai quali il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, ha commentato: "Abbiamo un potenziale enorme in termini di valore della produzione, denominazioni registrate, crescita del bio. Ma dietro le cifre c'è di più. C'è tutto il 'peso' della qualità. Ci sono la passione, la storia, la tradizione che rendono unico il Made in Italy agroalimentare nel mondo";
la tutela di questo patrimonio costituisce una battaglia storica italiana - sia in ambito WTO sin dal round negoziale di Doha del 2001, sia negli accordi commerciali bilaterali (apripista, nel 2005, l'accordo UE con il Cile, poi con la Corea del sud, Canada, e nel prossimo futuro, in dirittura d'arrivo, con Giappone, Singapore e Messico) - grazie alla quale l'Unione europea non può concludere accordi bilaterali se le indicazioni geografiche non vengono preventivamente riconosciute e non ne viene garantito un alto livello di protezione sia in termini di disciplina che di sanzioni in caso di violazione, ove possibile ex officio ;
anzi, con riferimento al Canada, l'annosa questione relativa all'approvazione o meno del CETA riguarda, inter alia, proprio l'insufficiente livello di protezione delle Indicazioni geografiche garantito da Ottawa, che ha sin qui rifiutato di fornire la lista dei "prior users" delle denominazioni e ha omesso di specificare quali siano le sanzioni amministrative previste in caso di uso "misleading";
considerato, inoltre, che
il Regno Unito è il quarto mercato di destinazione dell'export agroalimentare italiano, dopo Germania, Francia e Stati Uniti, con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, e quasi un terzo delle vendite di food&beverage "Made in Italy" riguardano prodotti DOP/IGP ed è il primo mercato per Prosecco, pelati e polpe di pomodoro;
con un valore vicino ai 56 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il sesto mercato al mondo per import di prodotti agroalimentari e il secondo per consumi a livello europeo ed, in tale ambito, l'Italia figura come il sesto fornitore, con una quota a valore vicina al 6 per cento dell'import britannico;
un mercato che, solo nell'ultimo decennio, ha aumentato i propri acquisti di prodotti del "Made in Italy" del +43 per cento, ben più di quanto fatto nei confronti dei concorrenti francesi o olandesi;
l'eventuale rinuncia ad imporre la tutela delle indicazioni geografiche in sede di Accordo di recesso costituirebbe una serissima minaccia per l'Italia e per il suo sistema produttivo;
la questione è già stata rilevata in Parlamento, nelle Commissioni riunite esteri e politiche dell'Unione europea del Senato, lo scorso 31 luglio, in occasione dell'audizione informale dell'ambasciatore del Regno Unito, Jill Morris;
naturalmente è parimenti importante per l'Italia che nell'Accordo siano previste sia la liberalizzazione tariffaria per le merci e l'apertura del mercato dei servizi, degli appalti e degli investimenti, sia un cotè di carattere regolatorio (standard tecnici e ostacoli non tariffari) e di convergenza normativa (proprietà intellettuale, tutela dell'ambiente et similia) sui cosiddetti ostacoli non tariffari per evitare che successivamente sorgano ostacoli strumentali nella esportazione di prodotti da parte delle imprese italiane e della commercializzazione della produzione nazionale sul territorio della Gran Bretagna;
le basi per un tale accordo dovrebbero auspicabilmente essere previste nel testo relativo al recesso, con specifici riferimenti ad un'architettura delle future relazioni commerciali,
impegna il Governo:
ad esprimersi sin da subito, in modo chiaro e netto, in sede di Consiglio europeo a tutela dei nostri interessi nazionali; nel senso che l'Italia non darà il proprio assenso all'Accordo di recesso senza una dichiarazione esplicita che consenta la reale salvaguardia solida, operativa e giuridicamente vincolante delle indicazioni geografiche, stante la rilevanza che esse rivestono per il sistema produttivo del nostro Paese, essendo peraltro inaccettabile che tale questione venga semplicemente rinviata - senza adeguate garanzie per l'Italia - ad un successivo Accordo commerciale, quando la stessa UE non avrà più sufficiente potere contrattuale una volta approvato il documento di recesso;
ad assicurarsi - nell'interesse delle esportazioni e della commercializzazione dei prodotti italiani -che l'Accordo preveda garanzie adeguate per l'accesso al mercato attraverso la liberalizzazione tariffaria per le merci e l'apertura del mercato dei servizi, degli appalti e degli investimenti e per il superamento dei cosiddetti ostacoli non tariffari.
(6-00022)
URSO, FAZZOLARI, CIRIANI, RAUTI.

Classificazione EUROVOC:
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):

denominazione di origine

mercato interno

protezione del patrimonio